L’etichetta narrante è un progetto Slow Food e racconta il prodotto, chi lo produce e tutta la filiera.

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La parte centrale di questo ecotipo di cavolfiore ha cupolette appuntite avvolte a spirale, proprio come il romanesco, ed è completamente avvolto da foglie verde chiaro. Il colore è avorio tendente al giallino, diverso sia dai classici cavolfiori “palla di neve” (bianchi), sia dai romaneschi (verde chiaro).

Particolarmente apprezzato e ricercato, ha un profumo delicato. In bocca è sapido e ha una consistenza compatta e croccante anche dopo la cottura. È possibile degustarlo, comprese le foglie che lo avvolgono, anche crudo.

Il cavolfiore di Moncalieri si trova a ridosso delle colline a sud di Torino.

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I campi coltivati si trovano a ridosso delle colline a sud di Torino, nei comuni di Moncalieri, Trofarello, Villastellone, Vinovo e Carignano, in un’area prevalentemente collinare con terreni a medio impasto, contenenti un’adeguata percentuale di sabbia che ne facilita la circolazione idrica.

Coltivato da ogni famiglia in queste zone fino agli anni ’70, ha subito un progressivo abbandono con l’avvento dell’agricoltura industriale, per poi essere recuperato dagli anni 2000.

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I produttori del Presidio coltivano circa 2 ettari a cavolfiore. La semina avviene tra aprile e maggio e a giugno-luglio avviene il trapianto delle piantine in pieno campo su terreno precedentemente lavorato ed eventualmente fertilizzato.

Nel terreno non vengono praticate lavorazioni profonde, mentre per la fertilizzazione è applicato concime organico e praticato il sovescio. Si fa la rotazione e sono ammessi esclusivamente interventi meccanici o con i prodotti a basso impatto.

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La raccolta del cavolfiore di Moncalieri è scalare, inizia a ottobre e si protrae per tutto l’inverno. Lo si può trovare prevalentemente crudo, ma non mancano utilizzi in conserva e, più recentemente, è possibile trovarlo in commercio anche conservato con un metodo antico e affascinante: la fermentazione.

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